Una pittura di donna

Mi chiamo Cristiana de Cesare sono nata a Napoli nel 1968.

Dal 1971 vivo e lavoro a Milano, dove ho conseguito la maturità classica.

I miei interessi, coltivati con passione, dedizione e impegno, sono la danza, la moda, la pittura.

La partecipazione attiva per la moda mi ha portato a collaborare con il compito di responsabile per alcune linee di accessori presso la casa di moda di Micaela De Leon, in seguito nello show-room della stilista Patrizia Valoti Hamilton.

Poi altri viaggi, altre amicizie per conoscere, per vedere e capire. Infine la pittura: i colori che hanno sempre vissuto in me.

Inizio a dipingere quasi al buio; con l'ausilio della luce fioca di una candela produco i miei primi acquarelli, cercando di dare ad essi accuratezza nella fattura come questa tecnica esige.

Comincio a dare forma e concretezza a "LaStanzadiKri", qui nasce il grande ciclo di acrilico e tempera su tela di lino.

Io penso che la mia pittura abbia significati psicologici, nei dipinti credo sia possibile percepire le zone più opache dell'anima, far scaturire l'interiorità verso l'esteriorità, come dice Platone.

Uso colori vivaci, decisi, luminosi, tutte le opere hanno ritmi e punti comuni. La pennellata è secca, nervosa, decisa. Nella zona inferiore dei dipinti le linee si fanno più sinuose, più morbide e dolci. Spesso mi interrogo su cosa sto cercando, forse spiritualità, forse amore, forse l'orizzonte... la luce.

Chi sono? Quali sentieri percorrerò? Dove porterà la mia ricerca? Troverò nuove piste per l'arte?

Sono una pittrice ballerina.

Sono una voce di donna.

Sono una fantasia, un sogno.

Sono un'onda che si infrange.


"La qualità dell'artista è nel contenuto del suo grido: chi lo vuole ignorare, ha paura di svegliarsi.

La qualità dell'opera risiede nella carica di coraggio poetico."

(Sebastian Matta)

LaStanzadiKri - Biografia


Cristiana Foto




Per contattare l'Artista potete farlo tramite posta-elettronica all'indirizzo:
cristianadecesare@libero.it

 

Ambivalenze

Se la pratica che aveva generato l'uomo nel suo rapporto con il mondo si trasforma - nell'età della tecnica - in esecuzione di un'attività che non scaturisce più dall'uomo, bensì dall'apparato di cui l'uomo è solo un riflesso parziale, ne consegue che il rapporto dell'uomo con il mondo viene mediato dalle leggi che governano il sistema in cui il singolo individuo si trova ad agire: il fare non esprime l'uomo, bensì la razionalità dell'apparato.

Eppure, nella stagione in cui l'ossessione tecnologica si dispiega, le arti visive sembrano offrire una sorta di baluardo, incerto ed ambiguo, in cui consumare una piccola, necessaria vendetta.

Cristiana de Cesare affida alla superficie della tela la carica emozionale dei suoi segni, dei tagli di luce, del voluttuoso dispiegarsi del colore: gesti scattanti ed emozionati, danze rituali all'interno delle quali riscoprire le tracce di una figura, il suggerimento, l'evocazione di un'apparenza.

Segni ed allusioni, gestualità che cercano di diventare un incantato regredire al nucleo essenziale della espressività.


(Bruno Bandini)

 





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